ARPEPE prende in gestione per trent’anni i vigneti della Fondazione Fojanini nella Sassella: 283 terrazzi da ricostruire e 35mila piante di Nebbiolo da mettere a dimora da qui al 2030
In Valtellina la proprietà della terra è un mosaico. Piccole parcelle, spesso minuscole, distribuite tra un numero enorme di proprietari disegnano da secoli uno dei vigneti più frammentati d’Italia. È anche per questo che quanto sta accadendo nella Sassella ha qualcosa di eccezionale: ARPEPE ha siglato un accordo con la Fondazione Fojanini per prendere in affitto per i prossimi trent’anni circa 7 ettari vitati nel cuore storico della sottozona.
L’operazione porta così ARPEPE ad amministrare di fatto un grande vigneto a corpo unico nella Sassella storica. Un risultato particolarmente significativo proprio per la storia di quei terreni: fu Piero Fojanini a riunire pazientemente decine di piccoli appezzamenti fino a creare un mosaico di quasi 10 ettari alle porte di Sondrio. Nel 1971 il figlio Giuseppe donò l’azienda all’Università Cattolica per dare vita a un centro didattico e sperimentale dedicato all’agricoltura alpina, trasformando l’area in un punto di riferimento scientifico per la valle.
Il vigneto di 283 terrazzi sopra Sondrio
Per ARPEPE significa quasi raddoppiare la propria presenza nel nucleo storico della sottozona. L’azienda gestisce attualmente 15 ettari complessivi in Valtellina: 9,5 in Sassella, 4,5 nel Grumello e uno nell’Inferno. Degli ettari in Sassella, otto si trovano nella parte storica, mentre 1,5 sono nella parte più alta e destinati anche alla produzione di Ultimi Raggi, la vendemmia tardiva della cantina. Sommando gli ettari già condotti ai circa sette della Fondazione Fojanini, ARPEPE arriverà quindi a gestire, tra proprietà e affitto, circa 18 ettari nella Sassella storica, diventandone il più grande custode. È da questa stessa parte del versante che nascono Rocce Rosse (lo storico cru con cui la famiglia Pelizzatti Perego ha legato il proprio nome alla Sassella) più a est e Nuova Regina al confine ovest.
Ma parlare soltanto di un affitto di vigneti sarebbe riduttivo. Quello avviato sulla montagna sopra Sondrio è un progetto di recupero che durerà anni e comporterà la sostanziale ricostruzione del vigneto della Fondazione Fojanini. Il bando per la conduzione è stato indetto nel 2025, dopo che la gestione di un versante tanto impervio e dalle pendenze estreme era diventata sempre più complessa. Ad aggiudicarselo è stata ARPEPE, chiamata non soltanto a coltivare quei terreni, ma a garantirne la riqualificazione nel lungo periodo.
I numeri aiutano a capire la dimensione del lavoro: sono 283 i terrazzi passati alla conduzione della cantina, per 66.220 metri quadrati di superficie vitata, 4.288 filari e oltre 22 chilometri di sviluppo complessivo.
Il progetto di riqualificazione, iniziato nel 2025 e destinato a svilupparsi fino al 2030 – entrando in produzione tra il 2032 e il 2033 – è partito da una mappatura completa del versante attraverso droni e rilievi topografici ad alta precisione. Sono stati censiti geometria e superficie dei terrazzi, pendenze, condizioni dei muri a secco, filari e vecchi impianti, costruendo una vera e propria carta d’identità digitale dell’area sulla quale impostare gli interventi successivi.
Le condizioni del vigneto hanno reso necessario ripartire quasi da zero. I vecchi impianti sono stati rimossi e le viti estirpate, mentre per preparare i terreni sono stati distribuiti 4 mila quintali di letame organico maturo (proveniente dai pascoli della Valtellina).
Per lavorare la montagna servono anche gli elicotteri
Su una montagna dove molte lavorazioni non possono essere affrontate con mezzi ordinari, persino la concimazione ha richiesto l’impiego dell’elicottero.
E non è stato l’unico intervento spettacolare. Per le operazioni di scasso e dissodamento un miniescavatore da dieci quintali è stato trasportato da un terrazzo all’altro con oltre 70 voli, mentre un escavatore ragno da 70 quintali ha percorso 200 metri di dislivello superando più di quaranta muri a secco. Parallelamente sono iniziati gli interventi di messa in sicurezza delle pareti rocciose e il recupero della biomassa prodotta dal cantiere.
La riqualificazione riguarda anche le infrastrutture che serviranno a rendere possibile la gestione futura del versante. Sono previste tre teleferiche elettriche permanenti, il recupero dei muri a secco ammalorati, un impianto fisso in acciaio inox 316 per i trattamenti fitosanitari e un sistema di irrigazione a goccia di soccorso di massima precisione per ottimizzare la risorsa idrica sui terrazzamenti.
Una dotazione tecnologica pensata per intervenire in maniera puntuale su un vigneto che continua però a poggiare sulla struttura secolare dei terrazzamenti valtellinesi.
Il cuore del progetto arriverà con il nuovo impianto. Saranno messe a dimora circa 35 mila barbatelle di nebbiolo, attraverso una selezione clonale che attingerà direttamente al patrimonio genetico raccolto e studiato dalla Fondazione Fojanini negli ultimi decenni. Ogni pianta sarà catalogata e tracciata terrazzo per terrazzo, creando le condizioni anche per future microvinificazioni, sotto la supervisione di ARPEPE e in sinergia con la Fondazione Fojanini, capaci di studiare le singole espressioni clonali e le differenti caratteristiche microclimatiche del versante.
Una banca genetica della chiavennasca
È qui che il progetto produttivo di ARPEPE incontra la funzione scientifica della Fondazione. L’obiettivo non è soltanto far rinascere uno dei grandi vigneti storici della Sassella, ma trasformarlo in una banca genetica viva della chiavennasca, il nebbiolo delle Alpi, conservando e studiando un patrimonio che possa diventare una risorsa per tutta la viticoltura valtellinese.«Siamo davvero felici di poter intraprendere questa collaborazione, in continuità con i principi costituenti della Fondazione e in coerenza con la nostra volontà di valorizzare sempre la Valtellina, patrimonio comune», spiega Emanuele Pelizzatti Perego di ARPEPE. «È un accordo che gioverà a tutto il territorio, l’obiettivo è che i terreni di proprietà della Fondazione Fojanini possano essere considerati al pari di una banca genetica della chiavennasca per le generazioni a venire».
La banca genetica avrà anche una sua dimensione digitale. Il versante è stato georeferenziato e ogni vite potrà avere una propria “carta d’identità”, mettendo in relazione materiale genetico, microclima, altitudine ed esposizione. Sorvoli con droni e telecamere multispettrali permetteranno inoltre di monitorare lo stato delle piante e guidare in maniera mirata irrigazione e trattamenti.
Per la Fondazione Fojanini, l’accordo permette invece di alleggerire una gestione diventata negli ultimi anni sempre più problematica e onerosa e di tornare a concentrare risorse sulla propria missione di ricerca, sperimentazione e formazione. «Abbiamo cercato un soggetto terzo che innanzitutto condividesse la nostra filosofia al servizio della Valtellina e delle generazioni future e che potesse affrontare un intervento di notevole entità dal punto di vista tecnico ed economico», spiega il presidente Fernando Baruffi.
La proprietà dei terreni rimane dunque alla Fondazione, così come rimane centrale la loro funzione scientifica. Ad ARPEPE spetta invece il compito di riportare il vigneto alla piena produttività e prendersene cura per un periodo abbastanza lungo da poter ragionare non sulla prossima vendemmia, ma sulle prossime generazioni. Ed è probabilmente proprio questa prospettiva a dare la misura dell’operazione. In una valle dove la terra vitata è storicamente divisa in una miriade di piccoli appezzamenti, ARPEPE arriverà a custodire circa 18 ettari nel cuore della Sassella storica. Un grande vigneto ricomposto nel secolo scorso da Piero Fojanini e dalla famiglia Pelizzatti Perego, destinato ora a rinascere insieme a migliaia di nuove piante di chiavennasca. Con davanti almeno trent’anni, e potenzialmente sessanta, per tornare a raccontare attraverso il vino uno dei luoghi simbolo della Valtellina.

