Accanto alla linea più nota, quella costruita su Cabernet Sauvignon, Merlot e Cabernet Franc, esistono a Bolgheri vini che guardano ad altre uve. Scrio, uno Syrah in purezza, de Le Macchiole, è uno di questi. Un “outsider” dentro una denominazione che il mondo ha imparato a leggere soprattutto attraverso il taglio bordolese. «Scrio è sempre stato un po’ il vino anomalo della produzione», dice Elia Campolmi, oggi titolare dell’azienda insieme alla mamma Cinzia e al fratello Mattia. Lo Syrah non è la scelta più ovvia, come non lo è nemmeno la scelta del monovarietale su cui Le Macchiole hanno costruito parte della propria identità, mentre il territorio consolidava la propria fama sui blend.
Nel tempo lo Scrio è cambiato, perché la vecchia forma non bastava più. All’inizio fermentazione e macerazione erano in acciaio, con affinamento in tonneaux, in parte nuovi e in parte di secondo passaggio. Poi arriva il cemento, che prima affianca l’acciaio e poi diventa protagonista. Quindi si è passati all’utilizzo di legni più grandi, troncoconici, piccoli recipienti in ceramica, anfore Tava. L’obiettivo era togliere peso dove il vino rischiava di averne troppo, per ottenere più freschezza e precisione. «Per noi è stato un passaggio importante. Con lo Syrah a Bolgheri il rischio è avere struttura eccessiva, un tannino troppo marcato e troppa potenza nei vini».
La verticale di Scrio dal 2022 al 2012
Scrio 2022
Offre sentori di pepe, ciliegia e untocco di tè nero. Vibrante di acidità, quasi metallico nella freschezza, con una nota di ruggine sul fondo. Qui emerge bene la pepatura della Syrah. Giovane, moderno, fresco, sottile. Ancora giovanissimo, ci suggerisce di pazientare qualche anno perché è un vino del grande potenziale evolutivo.
Scrio 2021
Il frutto nero e rosso è nitido, croccante, ben leggibile anche al palato. Quest’annata evoca sentori di fiori appassiti, mirtillo, lampone maturo. La bocca è carnosa e insieme scattante, elegante, con buona materia e grande espressività. Mora di rovo, mentuccia, tannino davvero sottile. È forse l’annata in cui emerge meglio il lato fruttato e raffinato della Syrah.
Scrio 2020
Ciliegia, amarena, viole, spezia scura e una traccia di grafite, accanto a un soffio vegetale e balsamico. Queste le caratteristiche che offre al naso. Il palato, invece, è fresco sostenuto da acidità viva e da un tannino grippante, asciutto. Manca oggi un po’ di distensione, ma il vino conserva precisione, tensione e un profilo varietale leggibile. Finale su spezia, ciliegia scura e polvere fine. Più austero che debole.
Scrio 2019
Profilo olfattivo fresco e teso, marcatamente varietale. Erbe fresche, pepe nero, con il frutto che resta più defilato ma presente. In bocca è nervoso, sostenuto da un’acidità viva che gli dà slancio. Finale su spezia, erbe aromatiche e ritorni balsamici. Aspettate qualche anno prima di stapparlo, perché oggi è ancora contratto, ma ha energia e margine di integrazione.
Scrio 2018
Il naso è sottile, giocato su ciliegia rossa, amarena, mirtillo, violetta, rosa appassita, menta e una lieve speziatura dolce. In bocca è slanciato, meno materico delle annate precedenti. Un vino che si muove verso l’equilibrio e dettaglio aromatici. Finale su frutto rosso, spezia, menta e lieve nota tostata.
Scrio 2015
Cambio di registro. Frutto più fresco, spezia dolce, vaniglia, menta. Il profilo è più pimpante e lineare, e ben mantiene una freschezza vivace. Le sensazioni di frutto nero morbido e dolce arrotondano leggermente il sorso, mentre la trama tannica “regge” il sorso. Il finale chiude su spezia dolce, mandorla, menta e scia balsamica.
Scrio 2012
Annata calda, e si sente. Il naso si muove su frutto nero maturo, legno, spezia scura e tostatura. Poi pepe nero, prugna, una lieve traccia balsamica sul fondo, cedro, un accenno quasi di rosmarino. Il sorso è cremoso, materico, con frutto carnoso. Non manca però di acidità che impedisce al vino di sedersi. Tornano nel finale sensazioni di ciliegia nera, toni violacei e una maturità piena.
A Bolgheri, inoltre, lo Syrah non è una varietà facile da coltivare. La costa porta luce, calore, vigoria. Il rischio è avere grappoli compatti, tannini incisivi e troppa materia. Oggi nasce da due parcelle: Vignone e Casa Vecchia. La prima piantata nel 1999, è coltivata a Guyot su suoli franco-sabbiosi. La seconda è la svolta più recente: siamo in collina, a quasi 200 metri di altitudine, esposizione nord-est, terrazzamenti, vigneti ad alberello, argille e pietra stratificata simile al galestro.
Casa Vecchia entra nel taglio nel 2019. All’inizio in piccola parte, ora può arrivare al 30-40%. «Da Casa Vecchia cerchiamo soprattutto frutto, freschezza e acidità. Sono componenti che vogliamo preservare fino in fondo. Per questo andiamo in vigna, assaggiamo le uve. Magari le analisi dicono una cosa, ma per noi non sono ancora pronte». La produzione è minima: circa 4.000 bottiglie l’anno, su una produzione aziendale complessiva che si aggira sulle 200.000. Scrio è un vino piccolo nei numeri, ma ha un peso specifico enorme nel racconto aziendale.


