Tra Modena e Reggio Emilia ormai il Lambrusco – o i Lambruschi, come bisognerebbe dire considerata la grande varietà per colore e struttura di questo vino – acquisiscono anno dopo anno una personalità sempre più definita. Dall’eleganza del Sorbara, alla carnosità del Grasparossa, passando per i profumi del Salamino, le versioni in purezza, offrono una gamma articolata, integrata da blend centrati che riescono a riassumere le caratteristiche peculiari delle tipologie, includendo anche quelle che più raramente vengono vinificate in purezza.
Nei mesi più caldi il Lambrusco giusto è quello di Sorbara
Col suo colore rosso rubino scarico o rosa chiaro e brillante, un corpo leggero, tannini quasi impercettibili e una straordinaria freschezza agrumata che ricorda il pompelmo, il ribes e la fragolina di bosco, la spiccata acidità e la delicata effervescenza, il Lambrusco di Sorbara è uno dei vini che regalano le maggiori soddisfazioni a tavola, anche grazie alla versatilità negli abbinamenti. Servito tra gli 8° e i 10°C – a queste temperature diventa croccante e l’effetto rinfrescante viene amplificato al massimo – in estate si abbina molto bene sia ai classici salumi emiliani sia a piatti di pesce, fritti e crudità, ripulendo il palato e rinfrescando la bocca.

Lambrusco di Sorbara Falistra 2024 – Podere il Saliceto
Buonissimo il Falistra, Sorbara di classe: un ancestrale, goloso nella beva, pimpante per acidità e dal finale pulito e secco. Piccola azienda agricola che in breve tempo ha saputo presto ritagliarsi un ruolo di primo piano nel vasto panorama vinicolo modenese. Fondata nel 2004 da Gian Paolo Isabella e Marcello Righi, nel corso degli anni ha conquistato sempre più riconoscimenti. La cura meticolosa e l’attenzione dedicata ai vigneti sono alla base della filosofia produttiva. La proprietà si estende su circa quattro ettari.

