Sembra che per capire se ci piace una persona bastino meno di sette secondi, ma la primissima impressione si ha in appena un decimo di secondo.
A me capita la stessa cosa con il vino, pur non essendo infallibile come tutti: appena metto il naso nel calice sento subito se è qualcosa che fa al caso mio.
Come tutte le cose estremamente personali è difficile da spiegare, è una questione di sentire: cerco intensità e “grana” dei profumi, devono essere molteplici e sottili come frecce appuntite ma soprattutto discreti, creando un groviglio di dolcezza e tensione, senza farmi capire dove finisce la prima e comincia la seconda.
Se pensate che non ci sia nulla di scientifico avete perfettamente ragione, infatti non tengo né corsi di degustazione né masterclass, anche perché farei una fatica bestiale a spiegare ai malcapitati corsisti il collegamento con le immagini e i momenti che mi arrivano all’improvviso mentre assaggio.
Dovete sapere che, per una serie di vicissitudini cercate e capitate, unite a botte di culo clamorose, nelle ultime due settimane ho avuto occasione di bere alcuni dei vini più celebrati del mondo. Non sto a farvi l’elenco perché oltre a essere superfluo sarebbe pure noioso, per dovere di cronaca ammetto che molti di questi hanno mantenuto le altissime aspettative, eppure questo Brunello di Montalcino, come un romanzo di fantascienza, mi ha riportato al 31 agosto del 1997.
Ma rimaniamo un attimo ancora al presente: il vino si presenta di colore rosso, di buona trasparenza, visciole, resine di bosco, agrumi e sandalo. La chiave di questo gioiello, a mio avviso, risiede nel sorso pulsante grazie a una struttura di peso medio, dinamica e di grande precisione gustativa, con una parte tannica magistrale e una sapidità fine che allunga il sorso. Ritrovo pari pari l’idea che ho avuto al naso, nobile e articolato, buono oggi ma con ottimi margini di miglioramento, chiude pulito, appagante e ti lascia la voglia di bere e ribere.
Sono stregato.
Il seppur buono Hautes Côtes di Marc Soyard, pari annata, non può che farsi da parte accettando il ruolo di comprimario, risultando davvero lontano dalla complessità e profondità di questo Brunello, a cui giova parecchio l’ossigeno facendolo distendere ulteriormente.
Tanto per divagare ancora un attimo dovete sapere che nella mia vita ho amato molto il calcio ma senza essere mai tifoso. Il motivo è che l’ho sempre visto più come uno spettacolo che come una competizione, preferivo godermelo senza senso di appartenenza in modo da non essere offuscato dalla fede. Proprio per questi motivi oggi non lo seguo più, dato che le partite sono di una noia mortale.
Ma veniamo a noi.
San Siro è stracolmo, quello che per molti è il più grande giocatore della storia, non a caso soprannominato “il Fenomeno”, debutta sotto gli occhi di tutto il mondo con la maglia dell’Inter contro il Brescia, è il 31 agosto 1997.
Gli avversari sono terrorizzati, Ronaldo mostra guizzi della sua classe ma le cose non vanno come ci si aspettava, l’Inter va sotto di un gol.
Nel secondo tempo l’allenatore Simoni mette in campo un ragazzino di nome Alvaro Recoba che, così dal nulla, al 34’ del secondo tempo fa partire una cannonata da trenta metri che lascia impietrito lo stadio. Come a voler dimostrare che non si è trattato di un colpo di fortuna, al 42’ si ripete su calcio piazzato con un’altra magia.
Ho rivisto questa scena mentre bevevo Castello Tricerchi anche perché quando preparo una bevuta mi sento il mister di una squadra, cerco di mettere in campo vini che sappiano dialogare tra loro ed esaltarsi a vicenda, come per il calcio sono più legato allo spettacolo che a vincere il campionato. Nella mia formazione Ronnie c’era e sulla maglia aveva il numero 2020 di Case Basse, il gioiello di Gianfranco Soldera.
Il vino non ha deluso, parte espressivo, potente e inarrestabile, colore più concentrato, frutto più intenso e sorso già ammaliante e carnoso, più mediterraneo di Tricerchi che ha un profilo più “freddo”. Già dai primi tocchi comprendo che non deluderà, anche perché è uno dei più espressivi all’uscita da me assaggiati.
Ma questa sera, a distanza di quasi trent’anni da quel 31 agosto, si ripete lo stesso film, il vino che lascia un segno indelebile è il Brunello di Montalcino 2021 di Castello Tricerchi.
Conosco poco questa azienda, è la terza volta che lo bevo anche perché la prima annata dovrebbe essere la 2015, occorre fare un viaggio a ritroso per provare altro e farmi un’idea più completa ma l’idea di essere al cospetto di un campione vero è più concreta che mai.
Da Spilamberto, travestito da San Siro, è tutto. A voi studio.

