Due giorni di assaggi per più di 200 vini, discussioni, commenti, confronti e analisi: la presentazione e le condizioni di degustazioni nel chiostro di Benvenuto Brunello 2025 a Montalcino sono state perfette e ci hanno permesso di farci una idea piuttosto esaustiva di cosa potrete trovarvi nei bicchieri.
L’annata 2021, contrariamente a qualche prima impressione, è stata verticale, sapida, viva, sulla scia di 2008, 2018 e 2014. Millesimo snello che non rinuncia però al grande frutto di alcune annate recenti. Gli assaggi erano davvero piacevoli con una qualità di tannino superiore alla media. L’impressione è che per una serie di fattori in questo momento a Montalcino siano riusciti a fare vini strutturati dove l’acidità non è in valori assoluti altissima ma bastevole a bilanciare bene il corpo e la concentrazione.
Sono vini che riescono a tenere in piedi in più staffe non scontentando il grande pubblico (non solo americano, sempre il mercato numero uno) che vuole intensità e forza e appassionati e nerd in cerca di versioni più snelle e vicini al territorio. Da questo punto di vista, il Brunello mostra una evoluzione costante anno dopo anno e il grande lavoro durante Benvenuto Brunello è stato messo a frutto bene.
Parlando di territorio, è difficile inquadrare sottozone e quadranti vincitori e vinti: di sicuro possiamo evitare il solito ritornello che vede il versante nord come l’apogeo di ogni considerazione. A Montalcino oggi l’Amiata e le sue escursioni contano tantissimo, spesso più dei valori medi di temperature. A nord c’è sì più fresco ma anche una insolazione maggiore che porta i vini ad avere molto alcol, per fortuna compensato da acidità alta, mentre a sud c’è forse più caldo ma una insolazione diversa e vini con alcol paradossalmente inferiore e altrettanto inferiore acidità. Senza considerare poi che ci sono ancora tante aziende che, dichiarandolo o meno, uniscono vini da più zone alla ricerca del miglior equilibrio nei vini seguendo la ricetta di Bartolo Mascarello a Barolo e di Tancredi Biondi-Santi a Montalcino.
Su Intravino (e in trattoria) la carta dei Brunello è oggi divisibile in quadranti Nord Est e Sud Est (quelli con i punteggi medi più elevati ma anche quelli dove si concentrano il maggior numero di vigneti e di aziende) e quelli Nord Ovest (il più disabitato per motivi geografici, ovvero boschi e monti) e Sud Ovest.
In questa suddivisione mancano territori non ben inquadrabili come la strada di Sesta o Castelnuovo dell’Abate, che meriterebbero già oggi una menzione aggiuntiva specifica. Potete comunque incrociare i nomi delle aziende qui sotto con la loro posizione sulla mappa del Consorzio e trarre le vostre conclusioni ma come vedrete è difficile premiare un quadrante al netto delle preferenze personali.
Continua nel frattempo incessante la proliferazione delle selezioni di vigna ed “etichette alternative” (sic.) e questo se da un lato spiace perché in certi casi ci pare diluire l’idea del Brunello classico di ogni azienda, dall’altra apre le porte a interpretazioni più territoriali e locali secondo la sensibilità di alcune cantine. Dalle etichette però è impossibile sapere se si tratti di selezioni o veri e propri cru, con l’unica eccezione di “Montosoli” che campeggia su diverse bottiglie di aziende diverse.
Al momento, il Consorzio e le norme della DOC sono volutamente lacunose in materia lasciando alla comunicazione aziendale il compito di colmare il vuoto, preferendo concentrarsi sulla definizione dell’annata con il progetto Forma come se Montalcino fosse un tutt’uno, il che ha senza dubbio tanti pregi di chiarezza e strategia commerciale. La 2021 è stata definita in tal senso come “Fragrant, Refined, Slender” ovvero “Fragrante, definita, verticale”, un piccolo prodigio di sintesi e capacità comunicativa positiva.
Certo, rifiutarsi di parlare di microclimi versanti e zonazione è un po’ come chiudere la porta in faccia a nerd e iper appassionati ma in questo momento non facile per il vino rosso forse non è del tutto una idea sbagliata semplificare e ridurre le informazioni selezionando quelle più utili e immediate.
Castello Tricerchi – Sottrazione decisa su annata ricca: un bel mix innovativo e moderno. Sottobosco, resine, spezie e croccantezza con un poco di esilità.
Castello Tricerchi Ad 1441 – Bergamotto e more di rovo, alloro e caprifoglio, verbena e sandalo. Bocca che allunga e si distende con gioia e precisione.
Le Chiuse – Prugne e anice, tabacco dolce e pepe bianco. Larghezza e salinità, vaporoso tra frutta, spezie e balsamico. Il finale con rimandi di incenso, sandalo e mare ancestrale crea un’atmosfera di grande suggestione.

