Era stato davvero strano non vederlo nell’elenco dei produttori che sarebbero stati presenti a Milano per la presentazione di Slow Wine, così gli avevo scritto un messaggino, quasi a voler esorcizzare la paura per quello che in realtà temevamo già di sapere, e che forse sapeva anche lui. La risposta mi aveva gelato, e non nascondo ora un piccolo, ulteriore dispiacere nello sconforto per la sua scomparsa: l’essermi ripromesso di fare una cosa che non ho più fatto.
Gaetano Bove, 66 anni, è stato un veterinario con la passione smisurata per Tramonti – la sua Tramonti – e per i gioielli viticoli del borgo “intra montes”, per i quali si è speso senza sosta in lungo e in largo, non solo in Italia.
Lo aveva fatto a febbraio scorso, alla Slow Wine Fair, durante il laboratorio sui vini dalle vecchie vigne, un tema che gli stava a cuore tantissimo. Non dimenticherò mai il suo intervento in sala, dopotutto la parola non gli è mai mancata, poteva stare lì a parlare per ore, però aveva la capacità di prendere per mano qualsiasi persona, dovunque si trovasse nel mondo, e condurla con il pensiero a Tramonti in un battibaleno. Uno storytelling fatto col cuore, di quelli che fanno breccia nel cuore proprio perché dicono il vero, nulla di più, nulla di meno.
Ricorderò per sempre lo sguardo che ci siamo lanciati in sala, Gaetano ed io, mentre Sarah Abbott, che affiancavo nella conduzione del laboratorio, proprio non riusciva a smettere a meravigliarsi di un vino – il Tintore Prephilloxera E’ Iss – da lei credo mai assaggiato prima. Un rosso monumentale, prima ancora che per la qualità di quella che è a tutti gli effetti un’etichetta di riferimento, non soltanto per la Campania, per il significato enorme che ha avuto il gesto di prendersi cura di quelle piante ultracentenarie di tintore disposte secondo un sistema di allevamento tradizionale che, anche grazie a Gaetano, ha ripreso a raccontare l’essere parte di un luogo, l’essere comunità. Lo sguardo fiero, ma commosso, gli occhi sbrilluccicanti di orgoglio. Direte voi, per così poco? Era quello, invece, il molto per cui Gaetano aveva impiegato tutto il suo tempo, dato fondo a tutte le sue energie, per quel sentimento di appartenenza che porta le persone a farsi custodi di un luogo. L’ho visto sorridere sornione, e sono sicuro che quell’attimo sia valso ad alleviare almeno in parte le sofferenze che già da tempo pativa.
Era un tipo tosto, Gaetano. Un carattere forte, un uomo colto, tenace, determinato, combattivo. A giugno dell’anno scorso, approfittando della presenza di Giancarlo Gariglio in Campania per le degustazioni di Slow Wine, lo avevo chiamato per sapere se potevamo passare a trovarlo a Tenuta San Francesco di lì a qualche settimana. Lui era convalescente, il giorno che ci sentimmo al telefono, fatalità, era quello in cui si apprestava a rientrare in azienda, eppure non ebbe esitazioni nel dire sì. Quasi insistette. Riattaccai dicendo che lo avrei contattato qualche giorno prima per sapere se effettivamente se la sentiva.
Ci andammo poi, e lui ci accolse con la stessa cura di sempre, un po’ provato, eppure speranzoso per i nuovi progetti che stavano prendendo forma: la nuova cantina, la vigna del Conservatorio riportata a nuova vita. Pioveva, ma trovammo riparo sotto la pergola tramontina: è a quel giorno che risalgono queste foto.
Arrivederci, Gaetano. Non ti dimenticheremo.
I funerali si svolgeranno oggi 20 novembre alle ore 16, nella chiesa di Gete di Tramonti. Un abbraccio affettuoso alla moglie Eva e alla figlia Raffaella.

