Noelia Ricci è il progetto vinicolo controcorrente di Marco Cirese che nella storica tenuta di famiglia ha ricavato un piccolo progetto vinicolo di qualità per rilanciare il Sangiovese nellla zona di Predappio. Oggi il suo Cru Gaudenza compie 10 anni.
La storia di Noelia Ricci intreccia memoria e visione. Un nome femminile che incarna cura, eleganza e forza silenziosa. Dietro c’è però una voce maschile che ne raccoglie l’eredità per restituire identità e valore a un territorio trascurato. Così il mito si rovescia: un’etichetta femminile che custodisce lo sguardo ostinato di un uomo e la sua dedizione alla terra. È la storia di Marco Cirese, che ha scelto di rinnovare la tradizione familiare utilizzando il nome di sua nonna per battezzare un progetto che è tutto tranne che nostalgico. Il progetto prende forma tra le colline di Predappio e la Valle del Rabbi, nell’Appennino tosco-romagnolo, all’interno della storica tenuta di famiglia con l’ambizione di riscrivere la narrazione del Sangiovese in questo territorio di confine.
Le origini: Tenuta Pandolfa e la nascita di Noelia Ricci
Noelia Ricci non nasce dal nulla: piuttosto si innesta nella storia di Tenuta Pandolfa, 140 ettari di terreni tra boschi, vigneti e seminativi a Predappio, ai piedi dell’Appennino Tosco-Romagnolo, esposti ai venti dell’Adriatico, distante appena 30 chilometri. Di proprietà dei Marchesi Albicini dal 1600 al 1941, passò poi al Commendator Giuseppe Ricci, imprenditore di Forlì. Durante la Seconda guerra mondiale fu occupata e danneggiata, diventando rifugio per sfollati. Negli anni ’50 Ricci ne avviò il rilancio, restaurando edifici, promuovendo l’arte e reimpiantando i vitigni storici della zona. Negli anni ’70, fu proprio Noelia Ricci a credere nella potenzialità della tenuta e iniziò a piantare nuove vigne, nonché ad avviare la costruzione della cantina.
Ma è nel 2010 che il nipote Marco Cirese decide di tornare a casa – dove vive anche la madre e proprietaria Paola Piscopo – per dare nuova vita al sogno di famiglia, riscoprendo la vocazione vitivinicola della zona e ispirandosi proprio alla figura della nonna. “Volevo fare il Sangiovese come lo faceva il mio bisnonno, scarico di colore, che quando lo bevi devi vedere attraverso il bicchiere. Un vino che nascesse dal rispetto della naturale inclinazione del territorio”, racconta Marco. Da qui nasce una sfida: valorizzare i vitigni autoctoni, Sangiovese prima e Trebbiano poi, vinificarli in purezza e raccontare il territorio senza compromessi. Così nel 2013 nasce Noelia Ricci, una cantina dentro la tenuta, ma con tutta una sua visione: radicale, colta, territoriale.

Marco Cirese e la rinascita di un territorio dimenticato
Predappio è terra di vino da secoli, specialmente del Sangiovese, una vocazione che nel tempo però è andata persa. Infatti, questa zona è spesso stata oscurata dalla fama della vicina Toscana. Cirese decide di sovvertire lo stereotipo: qui, tra argille gialle, sabbie ocra e minerali sulfurei, si può fare un Sangiovese diverso dalla Toscana. “Al Sangiovese della Romagna non è mai stato dato il giusto valore: lo si associava al vino da tavola, al Tavernello. Io volevo dimostrare che qui si può fare qualità, ma raccontandola in modo diverso dalla Toscana”.

Il progetto vinicolo di Marco Cirese
Marco Cirese individua nella parte più alta della tenuta, tra i 200 e i 340 metri s.l.m., i terreni ideali per un nuovo inizio: antichi, poveri, sabbiosi, minerali, con esposizione sud-est e una ventilazione costante. Comincia così la zonazione e il recupero dei vigneti circondati da alberi frangivento e attraversata dai venti marini. Così sceglie i 7 ettari migliori, oggi diventati 9. “Un ettaro sotto il bosco, con resa bassa (circa 40 quintali), ma tanta personalità. I tannini qui sono meno marcati rispetto alla Toscana. Volevamo dare voce a un Sangiovese che fosse elegante, trasparente, minerale”. Questo primo cru si chiama Godenza, come l’area da cui proviene nel cuore di San Cristoforo, è una piccola terrazza sospesa tra i calanchi e il mare.

I vini di Noelia Ricci
“Abbiamo sempre avuto un’idea chiara: tornare all’essenza del Sangiovese di Romagna, senza legno, solo cemento, solo territorio”. La scelta è estrema, e lo stile inconfondibile: fermentazioni spontanee, lieviti indigeni “Fare il vino come si faceva un tempo, ma con consapevolezza contemporanea. Abbiamo cercato complessità senza perdere la freschezza, e l’abbiamo trovata nel cemento grezzo”. E poi c’è BRO, il Trebbiano di casa, e Il Sangiovese che è un sangiovese Superiore d’annata, la versione più diretta, quasi anarchica, del vitigno simbolo. Tutti con etichette illustrate, tratte da bestiari ottocenteschi dove ogni animale rappresenta una metafora.
La scimmia per Godenza che interpreta la scelta stilistica di un vino che torna alle origini delle tradizioni del Sangiovese. “La scimmia in etichetta? È il ritorno all’origine, ma anche un’evoluzione. Fare vino come i nonni, senza scimmiottare nessuno”, racconta Marco a CiboToday. La vespa che è l’insetto che più di ogni altro vive la vigna e ne protegge la biodiversità per Il Sangiovese, mentre la balena per BRO come richiamo al mare che un tempo ricopriva questo territorio.

10 anni di Godenza
“Dieci anni di vendemmie. 10 anni di vita, di terra, di acqua, di luce. Di rosso, di ocra, di azzurro. Dieci anni di Godenza”. Per celebrare le 10 vendemmie, l’etichetta del Godenza 2022 si veste d’arte: l’artista Gianni Politi ridisegna la scimmia, stratificando colore e materia per raccontare il tempo. Nel 2025, il decennale è stato celebrato con una serie di eventi itineranti: da Roma a Milano, da Firenze a Cagliari, che si concluderà con una grande festa finale a “Casa di Noelia”, dove tutto è iniziato. Oggi, l’azienda lavora in biologico certificato (dal 2021), e accoglie visitatori in un casale restaurato, con poche camere e una filosofia semplice: vivere il vino nella terra che lo genera. L’ospitalità è discreta ma autentica: degustazioni, camminate tra i vigneti, eventi culturali, cene con chef amici nella villa di famiglia settecentesca con più di 100 finestre. “È un posto bellissimo. Non abbiamo fatto tutto per farci belli, ma per rendere onore a ciò che questa terra può dare. Ed è solo l’inizio”.

